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Ho Ucciso Mia Madre: Quando l’Amore fa Più Male dell’Odio

Nel cinema francofono la famiglia non è quasi mai rappresentata come un’origine pacificata. È piuttosto il primo spazio in cui il soggetto entra in contatto con il limite, con la frustrazione, con l’impossibilità di essere compresi fino in fondo. Non è un caso che molti autori francesi abbiano scelto proprio il nucleo familiare come terreno privilegiato di indagine: perché è lì che si forma il linguaggio emotivo, ed è lì che spesso questo linguaggio fallisce.


J’ai tué ma mère (Ho ucciso mia madre, 2009), esordio folgorante di Xavier Dolan, si inserisce in questa tradizione con una radicalità rara. Non racconta una famiglia eccezionale, ma una famiglia ordinaria, ed è proprio questa ordinarietà a renderla insopportabile. Il film non cerca il conflitto spettacolare, ma scava nella ripetizione, nella stanchezza, nel logoramento quotidiano che trasforma l’amore in attrito continuo.


Ho Ucciso Mia Madre: Quando l’Amore fa Più Male dell’Odio

Madre e figlio: due soggettività intrappolate nello stesso spazio

Il rapporto tra Hubert e Chantale non è un rapporto fondato sull’odio, ma sull’incompatibilità emotiva. Hubert è un adolescente che sta tentando disperatamente di costruire un’identità autonoma, di sottrarsi allo sguardo materno che lo definisce, lo giudica, lo invade. Chantale, dal canto suo, è una madre che ama senza strumenti, che confonde la presenza con il controllo, l’affetto con l’invadenza. Dolan mette in scena due solitudini che condividono lo stesso spazio fisico ma non riescono a incontrarsi sul piano emotivo. Ogni dialogo è un cortocircuito, ogni gesto quotidiano diventa un terreno di scontro. Non perché manchi l’amore, ma perché manca la possibilità di tradurlo in un linguaggio condiviso.


La parola come arma: quando dire “ti amo” non basta

Nel cuore del film si colloca una delle battute più devastanti del cinema contemporaneo. Hubert chiede alla madre:


«Cosa faresti se morissi domani?»

La risposta di Chantale è immediata, assoluta, priva di filtri:


«Morirei oggi.»

È una frase che dovrebbe salvare, e invece ferisce. Perché arriva nel momento sbagliato, nel registro sbagliato, quando il rapporto è già compromesso. Dolan mostra con lucidità spietata come le parole, anche quando nascono dall’amore, possano diventare inutili se non sono accompagnate da ascolto e comprensione. In quella risposta c’è tutto il paradosso del legame madre-figlio: un amore totalizzante che non riesce a farsi spazio sicuro.


Ho Ucciso Mia Madre: Quando l’Amore fa Più Male dell’Odio

La famiglia come primo luogo di addestramento al dolore

Ho ucciso mia madre rifiuta ogni idealizzazione della famiglia. Non la demonizza, ma la espone nella sua funzione più crudele: essere il primo luogo in cui impariamo a soffrire. La casa non è un rifugio, ma uno spazio di formazione emotiva in cui si apprendono la rabbia, il senso di colpa, la paura di non essere all’altezza.Dolan suggerisce che il dolore non nasce dall’assenza d’amore, ma dalla sua gestione fallimentare. Chantale ama Hubert, ma non sa riconoscerne l’autonomia. Hubert desidera essere visto, ma non riesce a chiedere spazio senza distruggere tutto ciò che lo circonda.


Uccidere simbolicamente per poter esistere

Il titolo del film è una dichiarazione simbolica radicale. “Uccidere la madre” significa tentare di spezzare il legame originario, di liberarsi dall’identità riflessa nello sguardo materno. È un gesto necessario per la costruzione del sé, ma profondamente doloroso. Dolan rifiuta la narrazione rassicurante della crescita come processo armonico. Diventare adulti, nel suo cinema, significa passare attraverso la colpa, la violenza verbale, la perdita. Non c’è emancipazione senza ferita, non c’è autonomia senza distruzione.


Ho Ucciso Mia Madre: Quando l’Amore fa Più Male dell’Odio

Un film che resta perché non promette guarigione

A distanza di anni, J’ai tué ma mère continua a risuonare perché non offre soluzioni. Non cerca una riconciliazione finale, non chiude le ferite. Lascia lo spettatore in uno stato di sospensione emotiva, con una sensazione che è fin troppo familiare: il vuoto che segue ogni separazione necessaria. È un film che non consola, ma riconosce. Non spiega il dolore familiare, lo mette in scena. Ed è proprio in questa onestà brutale che risiede la sua forza più duratura: ricordarci che l’amore, quando è reale, è anche imperfetto, contraddittorio, profondamente umano.


Ecco dove puoi vedere Ho ucciso mia madre:

  • MUBI, in abbonamento

  • Apple Tv, in abbonamento

  • Prime Video

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