top of page

Stranger Things: Quando una Storia ti Accompagna fino al Momento di Lasciarla Andare

Ci sono serie che finiscono. E poi ci sono serie che, quando finiscono, lasciano uno spazio che non sai subito come abitare. Stranger Things appartiene a questa seconda categoria. È stata un racconto di mostri, di dimensioni parallele, di biciclette che sfrecciano nella notte. Ma soprattutto è stata una storia di crescita, di amicizie che si stringono mentre il mondo diventa più grande e più pericoloso.


Stranger Things non è stata solo una serie da guardare, ma un’esperienza da attraversare. Abbiamo conosciuto questi personaggi quando erano bambini, li abbiamo seguiti mentre crescevano, sbagliavano, si perdevano. Nel farlo, siamo cresciuti anche noi. Per questo il finale non chiude semplicemente una storia: chiude un tempo della nostra vita.


Stranger Things: Quando una Storia ti Accompagna fino al Momento di Lasciarla Andare

Un finale positivo, ma profondamente nostalgico

Il finale è luminoso, rassicurante, persino speranzoso. Eppure è anche carico di nostalgia, di quella malinconia dolce che arriva quando qualcosa finisce nel modo giusto. Non c’è tragedia, non c’è shock: c’è consapevolezza. La consapevolezza che non si può restare per sempre dove tutto era semplice. Quello che resta ai personaggi è lo stesso che resta a noi: il vuoto. La domanda silenziosa che emerge è la stessa per tutti: e adesso? Ora che la vita diventa seria, ora che non si gioca più come prima, che faccio? Stranger Things riesce a dare forma a questo spaesamento, rendendolo condivisibile, riconoscibile, umano.


Uno dei temi più forti del finale è la separazione. Non quella drammatica, ma quella quotidiana: gli amici che perdi perché ti trasferisci, perché cresci, perché la vita prende strade diverse. È una perdita silenziosa, ed è forse la più dolorosa, perché non ha colpevoli. È la stessa che molti di noi hanno vissuto, e che la serie racconta senza bisogno di spiegazioni.


Stranger Things: Quando una Storia ti Accompagna fino al Momento di Lasciarla Andare

Undici: viva, ma soprattutto libera

Il finale lascia intendere che Undici sia viva, ma ciò che conta davvero è altro: è finalmente libera. Libera dal dover salvare il mondo, dal peso di essere diversa, dal ruolo che le è stato imposto. O almeno è questo che scegliamo di credere. In fondo, come i ragazzi che la guardano andare via, anche noi abbiamo bisogno di pensare che una libertà sia possibile. Che ci sia la speranza di un ritorno, perché spesso è quella che ci fa pesare di meno la quotidianità.


Un cerchio che si chiude

L’ultimo episodio è un atto d’amore verso chi ha seguito la serie fin dall’inizio. Le numerose reference al primissimo episodio, i richiami a momenti iconici delle stagioni precedenti, creano la sensazione che tutto stia tornando al punto di partenza. Non per ricominciare, ma per chiudere il cerchio. Del resto ormai tutto è diverso. Come quando torni in un luogo dell’infanzia e ti rendi conto che sei cambiato tu.


Stranger Things: Quando una Storia ti Accompagna fino al Momento di Lasciarla Andare

La sensazione che provano i personaggi è la stessa che resta allo spettatore. Non paura. Non adrenalina. Vuoto. Ora che Stranger Things è finita, che faccio? Ora che un capitolo si è chiuso, come si va avanti? E la risposta appartiene al nostro mondo: non lo sappiamo, non possiamo saperlo. L'unica certezza, anche per coloro che rimangono emotivamente lì, a quell'addio, difronte ad un memoriale, è che la vita e il tempo non ci aspettano. Tutto procede e dobbiamo farlo anche noi.


Perché questo finale è pura arte

Stranger Things riesce in qualcosa di raro: trasformare una fine in un’esperienza emotiva condivisa. Non cerca risposte definitive, ma lascia spazio a una sensazione precisa, autentica, quasi fisica. È malinconia, sì. Ma è anche riconoscimento. È capire che crescere significa anche accettare le assenze, e che proprio per questo ciò che è stato conta ancora di più.


Ecco dove puoi vedere Stranger Things:

  • Netflix

Post recenti

Mostra tutti
Orfeo: il Viaggio Sensoriale di Villoresi

Con Orfeo, Virgilio Villoresi realizza un film che sfida ogni classificazione e si pone in una dimensione laterale, ortogonale rispetto alla produzione contemporanea. Non tenta di aggiornare il mito i

 
 
 

Commenti


bottom of page