Sentimental Value: il Peso dell'Assenza e i Traumi Generazionali
- Giada Maria Scarfiello
- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Sentimental Value, diretto con raffinata profondità da Joachim Trier, è un film che non si accontenta di raccontare una storia: crea uno spazio emotivo vivente. Qui la famiglia non è un set neutro, ma un organismo pulsante in cui passato e presente si intrecciano in modi tanto visibili quanto impercettibili. Le performance di Stellan Skarsgård, Renate Reinsve, Inga Ibsdotter Lilleaas e Elle Fanning non solo sostengono i personaggi: li fanno vibrare, come corde di uno strumento sempre in tensione. E' un film che abita le pieghe invisibili della memoria familiare, dove le ferite non gridano ma si insinuano lentamente nei silenzi e nei mancati abbracci.

La trama (in breve)
In Sentimental Value il regista Joachim Trier racconta la storia di Gustav Borg, un celebre regista che torna a Oslo dopo la morte della sua ex moglie per riconnettersi con le sue due figlie adulte, Nora e Agnes . Nora è un’attrice teatrale di successo ma profondamente segnata dall’assenza paterna, mentre Agnes è una storica impegnata nell’equilibrio tra famiglia e lavoro. Gustav, in cerca di riconciliazione e di un ritorno artistico, offre a Nora il ruolo principale nel suo nuovo film. La storia si dipana attraverso conversazioni difficili, rimpianti, tentativi di riconciliazione e la presenza simbolica della casa di famiglia, che diventa un archivio di memorie, traumi e relazioni non dette. Col passare del tempo, l’intreccio porta le sorelle e il padre a confrontarsi con ciò che è stato, ciò che è mancato e ciò che può ancora essere ricostruito, mostrando come l’arte e la vita si influenzino reciprocamente.

Il trauma transgenerazionale e il nipotino che interrompe la catena
Da sempre la memoria familiare è pensata come un archivio di storie, ma Sentimental Value mostra come spesso sia un archivio di ferite non elaborate. Il suicidio della nonna, la depressione silenziosa dei genitori e la sensibilità mai riconosciuta del protagonista si depositano come strati successivi. Ci sono cicli emotivi che si ripetono, ma Trier va oltre: qui il trauma non si limita a ripetersi, si trasforma nei modi in cui gli affetti si sottraggono, nel vuoto lasciato dalle promesse non mantenute, nei gesti mancati di chi amiamo.
Il nipotino, con il suo telefono che cattura immagini, rappresenta la possibilità di un nuovo linguaggio, di una memoria che non eredita la stessa ferita. Tecnica cinematica e sensibilità narrativa si incontrano qui: l’atto di filmare da parte del bambino non è semplice metafora, è atto di creazione. È l’inizio di una narrazione che non ripete il passato, ma lo guarda e lo supera.

Padri assenti e legami profondi
La figura del padre, interpretata da Stellan Skarsgård, è al contempo distante e profondamente incisiva. La ripetizione di una frase apparentemente semplice - “Non ho scritto questo film per mia madre” - è un dispositivo emotivo potente: nasconde, come un sipario sottile, la verità di una dedizione incompresa. Gustav Borg non ha parlato alla madre di ciò che realmente contava, ma il suo film parla alla figlia di ciò che non ha mai saputo dire, ovvero "ho dei problemi irrisolti e so che non ci sono, né ci sono stato, eppure ti vedo".
Questa dinamica è una di quelle che colpiscono perché non riguarda soltanto la distanza fisica, ma l’impossibilità di tradurre affetto in presenza. Le figlie - in particolare la sorella maggiore - si muovono come figure segnate dall’assenza, ma allo stesso tempo portatrici di un’intimità che il padre può percepire solo attraverso ciò che manca. È questa ambivalenza emotiva - essere riconosciuti da chi ci manca - che rende il film così dolorosamente vero.

La casa come archivio della memoria
In Sentimental Value, la casa di famiglia non è uno sfondo scenico. È un luogo di sedimentazione emotiva, dove ricordi e silenzi si stratificano e resistono alla narrazione esplicita. Ogni corridoio, ogni porta socchiusa, ogni stanza apparentemente vuota conserva un residuo di relazioni passate: sono spazi che parlano senza parole, che mostrano invece che raccontare.
La decisione di ristrutturare e “uccidere” simbolicamente la casa solo quando il trauma ha cessato di ripetersi è un dispositivo narrativo di grande intelligenza: la riastrutturazione della casa corrisponde alla liberazione dalle ripetizioni cicliche del dolore. Questa scelta non è solo metaforica, è cinematografica: la macchina da presa osserva, si allontana, restituisce la casa come un organismo che respira e infine si trasforma.

Depressione e l’assenza quotidiana
Joachim Trier ci mostra una dimensione della depressione raramente rappresentata: non derivante da un trauma eclatante, ma da una mancanza costante di connessione emotiva. Non è la tragedia a ferire, ma la quotidianità svuotata di significato quando un genitore non risponde, non guarda, non ascolta, non c'è - o almeno non c'è per te -.
La performance di Inga Ibsdotter Lilleaas come Agnes, sorella minore della protagonista, è una delle rivelazioni emotive del film: il suo equilibrio apparente non è serenità, ma una gestione del vuoto. Agnes incarna ciò che succede quando la sofferenza si fa “ordinaria”, invisibile, ma non per questo meno incisiva. Trier evita facili spiegazioni o soluzioni narrative; lascia lo spettatore a sentire, piuttosto che capire.
Performance e regia: un’armonia di sfumature
Le interpretazioni di Skarsgård, Reinsve, Lilleaas e Fanning non sono semplicemente “brave”: sono punti di accesso alla geografia emotiva del film. Ciascun attore crea uno spazio interno visibile e spesso anche meta cinematografico, fatto di micro‑gesti, sguardi trattenuti, esitazioni. Trier dirige con grande precisione, usando i tempi lunghi, i silenzi e le pause come se fossero parti integranti della partitura emotiva.

La macchina da presa non cerca la parola forte, ma il momento in cui la parola non può più essere pronunciata. È una regia che sa quando restare in ascolto e quando lasciare che lo sguardo dello spettatore faccia il resto.
Sentimental Value: il valore dell’amore non detto
Sentimental Value non offre soluzioni facili. Non ci porta a una catarsi nitida, né propone una risoluzione evidente. Eppure, proprio nel momento in cui sembra che tutto sia immobile, il film rivela che qualcosa si è mosso: qualcosa ha smesso di essere passato come un peso ereditato e ha iniziato a essere vissuto come possibilità.
Non è una guarigione, non è una redenzione. È una trasformazione sottile, come una sinfonia che cambia accordo senza che te ne accorga subito.
È un film che fa piangere il cuore, non gli occhi.
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