Trieste Film Festival: Quando il Cinema Racconta l’Europa che Non Ti Aspetti
- Giada Maria Scarfiello
- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Siamo appena tornati da Trieste, dove per una settimana il cinema europeo ha parlato forte, chiaro e senza compromessi. Il Trieste Film Festival è molto più di una semplice programmazione di titoli: è un laboratorio di linguaggi e culture, un ponte che collega storie comuni e marginali tra loro e con lo spettatore. Vi siamo andati come TSFF Academy, tra studenti, professionisti e giornalisti, con l’obiettivo di vedere cinema vivo e in movimento - film che non arrivano alle grandi distribuzioni ma che rappresentano l’oggi europeo nella sua complessità culturale, sociale e politica.

In mezzo a oltre 150 proiezioni internazionali, tra documentari, cortometraggi e anteprime italiane, due film ci hanno colpito per profondità, originalità e impatto emotivo: Sorelle di clausura e Fantasy - due opere che meritavano e hanno ottenuto grande riconoscimento (e lo avevamo predetto).
Sorelle di clausura: ironia, desiderio e crisi del senso di sé
Sorelle di clausura di Ivana Mladenović è una commedia romantica atipica - che ci ha fatt ridere dall'inizio alla fine come solo pochi film riescono - un’opera che oscilla tra ironia feroce e critica sociale acuta. Ambientata nel 2008, nel contesto della Romania post‑UE e della crisi economica, il film segue la protagonista Stela, trentaseienne istruita ma disoccupata, intrappolata in un’esistenza apparentemente senza vie d’uscita.

Il suo unico baluardo di speranza è l’ossessione per un celebre musicista balcanico, figura mitica che incarna l’idea di salvezza e successo. Il percorso di Stela verso l’oggetto del suo desiderio si trasforma in un viaggio ai confini della banalità quotidiana e del desiderio inconscio, messo in scena con uno sguardo che alterna satira, melò e umanità brutale.
L’ossessione amorosa diventa metafora di un’esistenza che cerca costantemente significato in un mondo che la rifiuta. Mladenović costruisce una parodia empatica dei melodrammi romantici che mette a nudo come desiderio, lavoro, sesso e denaro si intreccino in modi dolorosi e grotteschi. Non è un film sul “fallimento individuale”, ma sull’instabilità emotiva e materiale di un’intera generazione e società.
Fantasy: tradizione, ribellione e identità in trasformazione
Il film vincitore del festival - il Premio Trieste per il miglior lungometraggio - è Fantasy di Kukla (Slovenia, Macedonia del Nord). Il film segue le vite di Mihrije, Sina e Jasna, tre amiche nella prima età adulta che crescono in una Slovenia conservatrice e patriarcale.
La loro esistenza, costruita attorno a spazi ristretti e orizzonti limitati, viene scossa dall’incontro con Fantasy, una donna transgender la cui presenza incarna apertura e possibilità. Non è un film di denuncia classico: intreccia realtà e immaginazione con leggerezza e vitalità, esplorando le sfide di genere, desiderio e scoperta di sé con precisione, rispetto ed empatia.

La ricchezza culturale del film - tra lingue slovene, albanesi, macedoni. che si destreggiano con attrici non professioniste - riflette la complessità dei Balcani contemporanei, attraversati da molteplici identità, appartenenze e contraddizioni. La fotografia pulsante, la colonna sonora incredibilmente affascinante e l’incontro con culture diverse nel contesto di una società tradizionale rendono Fantasy un’opera che parla di ciò che succede quando le regole imposte non rispecchiano più i desideri interiori.
Cos’è il Trieste Film Festival (e perché ci interessa così tanto)
Il Trieste Film Festival nasce nel 1989 e si è consolidato come principale vetrina italiana per il cinema dell’Europa centro-orientale, proponendo visioni rare, audaci e spesso fuori dai circuiti commerciali.
Ogni anno, tra gennaio e febbraio, il festival porta centinaia di film provenienti da regioni che raramente vediamo sugli schermi mainstream. L’obiettivo non è solo proiettare pellicole, ma favorire dialogo, cooperazione e scambio culturale tra operatori audiovisivi, attraverso concorsi lungometraggi, documentari e cortometraggi. Durante la nostra permanenza abbiamo partecipato a panel, masterclass e discussioni con autori e colleghi internazionali, vivendo il festival non come spettatori neutrali ma come parte di un network vivente di cinema critico e in evoluzione.
Perché questi film meritano attenzione (e un pubblico più ampio)
Sorelle di clausura e Fantasy - come altri film che abbiamo visto: 9 month contract o Renovation - non sono solo opere ben fatte: sono film che mettono in scena la complessità delle vite contemporanee, dal punto di vista di chi non si rassegna alle definizioni semplici, alle formule narrative rassicuranti o alle divisioni dicotomiche tra tradizione e modernità.

Raccontano storie di ribellione interiore e collettiva, di desideri che rifiutano di restare confinati, e mostrano un’Europa che è fatta di lingue incrociate, aspirazioni contrastanti, mandati familiari e sogni che non si esauriscono nei confini geografici o sociali. E proprio per questo, quando abbiamo visto Fantasy vincere il Premio Trieste - esattamente come lo avevamo previsto - abbiamo sentito che il cinema può ancora indicarci strade nuove, e deve farlo con coraggio, poesia e senso critico.
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