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San Damiano: "Ti Odio con Tutto l’Amore".

Ci sono film che osservano la realtà. E poi ci sono film che la abitano. San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes non si limita a raccontare una storia ai margini: ci porta esattamente lì, dove il margine smette di essere distanza e diventa casa. Prodotto da Red Sparrow e presentato come Special Screening alla Festa del Cinema di Roma 2024, il film si inserisce nel panorama documentaristico contemporaneo con una forza silenziosa ma radicale.


Non c’è mediazione. Non c’è filtro. C’è un uomo. E il suo modo di restare al mondo.


La durata contenuta - 86 minuti - contribuisce a rendere l’esperienza compatta, quasi concentrata, priva di dispersioni narrative. Ogni scelta, dalla fotografia firmata dallo stesso Sassoli al montaggio curato insieme a Cecilia Zanuso, lavora per sottrazione, per adesione totale al reale.


Una torre sopra tutto

Damian non dorme per strada. Si arrampica. Letteralmente. Sopra le mura antiche di Roma, sopra la stazione Termini, sopra il flusso continuo di una città che corre senza guardare, costruisce il suo rifugio. Un luogo improbabile, quasi invisibile, eppure reale. Non è solo un gesto di sopravvivenza. È una scelta.


San Damiano: "Ti Odio con Tutto l’Amore".

Damian rifiuta il livello della strada. Rifiuta l’orizzontalità del degrado. Sale. E in quella verticalità c’è già tutto: isolamento, libertà, follia, resistenza. Una casa che non protegge davvero, ma che permette almeno di esistere secondo le proprie regole. La macchina da presa accompagna questo spazio senza spettacolarizzarlo: lo osserva, lo abita, lo registra. La fotografia mantiene una dimensione quasi grezza, naturale, senza costruzioni estetiche evidenti, lasciando che sia il luogo stesso a raccontarsi. La torre diventa così non solo rifugio fisico, ma dispositivo cinematografico: un punto di vista sospeso tra mondo e margine.


Ha subito violenze da bambino. E quello che vediamo non è semplicemente un uomo fragile, ma un’anima che sanguina dietro un volto che continua a cercare una forma di luce. Non c’è distanza tra ciò che prova e ciò che mostra: tutto è immediato, tutto è visibile.


Canta sorridendo:

“non c’ho nessuno e non sto bene”.

È straziante. Perché in quella frase c’è tutto: la contraddizione, il bisogno, la solitudine che non si nasconde nemmeno quando prova a travestirsi da leggerezza. Il sorriso non alleggerisce il dolore, lo espone. Lo rende ancora più evidente, ancora più difficile da ignorare.


Un corpo fuori sistema

Damian è un uomo che il sistema ha già respinto. Fuggito da un ospedale psichiatrico in Polonia, arriva a Roma senza niente: pochi soldi, nessuna stabilità, un’identità fragile e continuamente messa in discussione.


Ma San Damiano non lo definisce mai attraverso la diagnosi. Non lo riduce. Lo osserva.


Il suo corpo diventa linguaggio: instabile, eccessivo, a tratti imprevedibile, ma sempre vivo. C’è qualcosa di profondamente irriducibile in lui, qualcosa che resiste a ogni tentativo di normalizzazione. Non è solo un uomo ai margini. È un uomo che non riesce - o non vuole - rientrare.


San Damiano: "Ti Odio con Tutto l’Amore".

Il lavoro sul personaggio reale, Damian Eugeniusz Bielicki, evita ogni costruzione narrativa artificiale. Non c’è sceneggiatura nel senso tradizionale, ma una scrittura del reale, firmata dagli stessi registi, che emerge nel tempo, nella relazione, nella fiducia costruita davanti alla macchina da presa. Il risultato è una presenza che non viene mai manipolata, ma lasciata esistere nella sua complessità.


Amare ai margini

Poi arriva Sofia. E con lei, qualcosa cambia. Il film si apre a una dimensione che va oltre la sopravvivenza: il desiderio. Il bisogno di essere visti, toccati, riconosciuti. La loro relazione è instabile, contraddittoria, a tratti conflittuale. Ma è reale. Non c’è idealizzazione. Non c’è salvezza romantica.


C’è un amore che nasce nello stesso luogo in cui tutto manca: sicurezza, stabilità, futuro. E proprio per questo, ogni gesto diventa assoluto. Ogni carezza pesa di più. Ogni distanza fa più male.


Il documentario osserva questa relazione senza costruire un arco narrativo classico, ma lasciando che emerga attraverso frammenti, dialoghi, silenzi. Il montaggio lavora proprio su questa frammentazione emotiva: non organizza, ma accoglie. Non struttura, ma lascia spazio. Ed è in questa libertà che la relazione prende forma, senza mai diventare racconto consolatorio.


Roma come presenza, non sfondo

Roma, in San Damiano, non è una cartolina. Non è monumento. Non è bellezza. È indifferenza. È rumore continuo. È passaggio.


Una città che contiene tutto ma non si ferma mai per nessuno. Eppure, proprio dentro questa indifferenza, il film trova uno spazio intimo. Il film sì che si ferma. Un controcampo invisibile. Perché mentre Roma scorre, Damian resta. E nel suo restare, nella sua ostinazione a esistere, il film costruisce un punto di vista radicale: guardare chi normalmente non viene guardato.


San Damiano: "Ti Odio con Tutto l’Amore".

La scelta di girare in ambienti reali, senza interventi scenografici, restituisce una Roma spogliata dalla rappresentazione cinematografica classica. Non c’è estetizzazione della città, ma una restituzione cruda, quasi documentaria nel senso più puro del termine. La città diventa organismo distante, mai realmente accogliente.


Il documentario come atto di presenza

La regia di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes rifiuta qualsiasi distanza protettiva.

Non spiega. Non giudica. Non interviene. Resta.


La macchina da presa diventa presenza costante, quasi silenziosa, capace di entrare nei tempi morti, nei momenti sospesi, nei gesti più piccoli. È lì che il film trova la sua verità. Non nei grandi eventi, ma nelle pause. Nei silenzi. Nei momenti in cui non succede nulla - e proprio per questo succede tutto.


La costruzione registica si basa su una fiducia radicale nel tempo reale: niente voice-over, niente spiegazioni esterne, nessuna guida per lo spettatore. Il suono non invade mai, ma accompagna, lasciando spazio ai rumori della vita quotidiana. È un cinema che chiede attenzione, che non semplifica, che non traduce.


Resistere, anche senza promessa

Damian sogna. Vuole cantare. Vuole amare. Vuole essere qualcuno. E questi sogni non vengono mai trattati come illusioni ingenue. Sono necessari. Sono ciò che lo tiene in vita.


San Damiano non costruisce una narrazione di riscatto. Non promette redenzione. Mostra una resistenza quotidiana, fragile, incerta, spesso destinata a fallire - ma comunque indispensabile.


San Damiano: "Ti Odio con Tutto l’Amore".

Perché anche senza un futuro chiaro, anche senza una direzione, esistere resta un atto. Il film, presentato e riconosciuto in diversi festival internazionali come Docaviv e Raindance, si inserisce proprio in quella linea di documentario contemporaneo che rifiuta la retorica del “superamento” per restare dentro la complessità. Non c’è climax, non c’è soluzione: solo continuità dell’esistenza.


Come ci parla questo film?

Decontestualizzandolo dalla sua storia, dai suoi traumi, dalla sua biografia, Damian potremmo essere noi. Perché il punto non è cosa gli è successo. Il punto è come il dolore abita un corpo. Noi lo nascondiamo. Lo comprimiamo. Lo rendiamo invisibile per poter funzionare nel mondo. Lui no. Lui il dolore lo mostra, lo lascia uscire, lo rende presenza costante. È ingombrante, sì. Ma è anche incredibilmente vero.


La sua forza sta tutta lì. Nell’essere sempre, ostinatamente, fedelmente se stesso. Nel non riuscire - o non voler riuscire - a diventare qualcosa di più accettabile. Damiano non si protegge. Non si adatta. Non si corregge. Esiste.


E in questa esistenza così esposta, così vulnerabile, c’è una forma di coraggio che raramente il cinema riesce a restituire.


Ecco dove puoi vedere San Damiano:

  • In streaming su Vimeo (il link per noleggiare il film è anche disponibile nei link in descrizione dei canali social di @sandamianodocu e @deragliati_a_termini).

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