Il western all’italiana indossa la maschera della commedia dell’arte per trasformare le contraddittorietà della propria epoca nello spettacolo dell’esaltazione estetica della violenza verbale e fisica.
Morte e rinascita, potere, sesso e consumo: il cinema irriverente e corrosivo di Marco Ferreri, uno dei più censurati autori del cinema italiano, è un confronto spietato con le forme arcaiche del complesso di colpa dell’uomo occidentale, le sue inquietudini più recondite e i suoi istinti soffocati.
Ultimo tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci segna una definitiva svolta nella percezione della sessualità cinematografica. Nel clima cupo degli anni ’70, il crudo realismo delle compiacenze erotiche delle immagini cinematografiche si scontra con la visione di un’Italia pudica, moralista e democristiana, incapace di cogliere l’autentico dramma dell’istinto di un film, come lo ha definito Moravia, «non di eventi, bensì di situazioni simboliche e ideologiche».