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MUBI FEST a Napoli: Valeria Golino e il Privilegio di Continuare a Guardare il Cinema con Stupore


«Se tutto va liscio, io il film lo guardo da pubblico.»

C'è una frase, pronunciata quasi di sfuggita durante l'incontro con il pubblico, che racconta molto più di qualsiasi lezione di cinema. Seduti a pochi centimetri da Valeria Golino, durante il MUBI Fest di Napoli, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il suo modo di pensare il cinema grazie all'invito degli amici di Visione Vesuvio, che ci hanno accolto all'evento.


Valeria Golino dice che, ancora oggi, quando entra in sala, cerca di dimenticare di essere una regista.


MUBI FEST a Napoli: Valeria Golino e il Privilegio di Continuare a Guardare il Cinema con Stupore

Se un film funziona davvero, non pensa all'inquadratura, al montaggio o alla direzione degli attori. Si lascia attraversare dalla storia. Solo quando qualcosa si incrina inizia a interrogarsi sul perché una scena non funzioni, sul gesto di un interprete o sulla costruzione della regia. Ma finché l'incanto rimane intatto, continua semplicemente a guardare.


Ed è forse proprio qui che si nasconde il privilegio più grande di chi fa cinema. Non smettere mai di subirne la magia.


L'incanto prima della tecnica

Viviamo in un tempo in cui tutto viene analizzato. Ogni film sembra dover essere scomposto in movimenti di macchina, strutture narrative, fotografie, riferimenti e spiegazioni. Guardiamo le immagini cercando immediatamente di comprenderne il meccanismo, dimenticando che il cinema, prima di essere una costruzione tecnica, è un'esperienza emotiva.


Le parole di Valeria Golino sembrano ribaltare questa logica. La tecnica non è il punto di partenza. È qualcosa che emerge soltanto quando la narrazione smette di funzionare.


Finché il film riesce nel suo intento, resta soltanto lo spettatore. E forse è proprio questa la differenza tra un'opera ben costruita e un'opera viva: la prima si ammira, la seconda ci fa dimenticare di essere lì ad analizzarla.


Quando la memoria vale più dei premi

Durante la conversazione emerge anche un episodio che racconta quanto il cinema sfugga a qualsiasi criterio definitivo.


Valeria ricorda di aver fatto parte della giuria del Festival di Cannes nell'anno di Toni Erdmann. Ancora oggi racconta con una certa amarezza la scelta di non aver assegnato alcun premio al film, una decisione che continua a portarsi dietro nel tempo. È una confessione preziosa.


MUBI FEST a Napoli: Valeria Golino e il Privilegio di Continuare a Guardare il Cinema con Stupore

Perché ci ricorda che i festival assegnano riconoscimenti, ma è il tempo a decidere quali opere rimarranno davvero. Esistono film che vincono tutto e poi svaniscono.

E film che, pur uscendo sconfitti da una premiazione, continuano a vivere nella memoria collettiva. Forse il vero premio di un'opera è proprio questo: riuscire a restare.


Il cinema è anche una questione di incontri

Tra gli ultimi racconti della serata, Golino parla di Fortuna, il film di Nicolangelo Gelormini. Confessa che quella sceneggiatura rischiò persino di sfuggirle. Fu la sua assistente a leggerla per prima e a insistere perché lo facesse anche lei. Da quell'intuizione nacque una collaborazione che continua ancora oggi. «Che bello la vita ogni tanto, che le cose vanno come devono andare», racconta sorridendo.

È un passaggio che restituisce un'immagine meno romantica, ma forse più autentica del cinema.


Non esistono soltanto talento o intuizione. Esistono gli incontri. Le persone che riconoscono qualcosa prima di noi. Le occasioni che sembrano casuali e che finiscono per cambiare un percorso.


Continuare a stupirsi

Alla fine dell'incontro, più che l'attrice o la regista, rimane la figura di una spettatrice.

Una persona che, nonostante abbia attraversato decenni di cinema davanti e dietro la macchina da presa, continua a sedersi in sala con la speranza di essere sorpresa.


Ed è forse questa la lezione più bella. Non imparare a smontare un film. Ma continuare, ogni volta, a lasciarsi attraversare da esso. Perché il giorno in cui il cinema smetterà di farci dimenticare come è stato costruito, avremo perso la cosa più preziosa che possiede. Lo stupore.

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