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Zero Calcare e Due Spicci: il Peso Invisibile del Diventare Adulti

Dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, Zerocalcare torna con Due spicci, la nuova serie animata distribuita da Netflix e presentata dall'autore come la conclusione di una trilogia più personale che narrativa. Ancora una volta ritroviamo Zero, l'Armadillo, Cinghiale e quel mondo romano che negli anni è diventato molto più di uno sfondo: un ecosistema emotivo, una geografia dell'incertezza.


Ma se le serie precedenti raccontavano il senso di colpa, la memoria e la difficoltà di trovare un posto nel mondo, Due spicci sembra guardare a qualcosa di ancora più sottile: il momento in cui ci si accorge che il tempo è passato.


Zero Calcare e Due Spicci: il Peso Invisibile del Diventare Adulti

Zero e Cinghiale gestiscono un piccolo locale. Ci sono problemi economici, responsabilità inattese, vecchie conoscenze che ritornano e amicizie costrette a confrontarsi con una realtà che non lascia più spazio alle illusioni adolescenziali. È una premessa apparentemente semplice, ma che diventa presto il punto di partenza per una riflessione molto più ampia sul diventare adulti.


Per anni Zerocalcare ha raccontato una generazione bloccata in una sorta di limbo. Una generazione che non riusciva a lasciarsi alle spalle la precarietà, le paure e il senso di inadeguatezza. In Due spicci quel limbo sembra incrinarsi. Non perché i personaggi siano finalmente maturi, ma perché il mondo continua ad andare avanti anche quando loro non si sentono pronti.


La sensazione che attraversa tutta la serie è quella di un debito. Non necessariamente economico. Un debito emotivo.


Con gli amici.

Con le persone che abbiamo amato.

Con le versioni precedenti di noi stessi.


Non è un caso che proprio Zerocalcare abbia raccontato il titolo come una riflessione sui "debiti" e sul senso di smarrimento che accompagna il passare del tempo.


L'ansia della libertà

Sotto la superficie ironica e quotidiana di Due spicci si nasconde anche una riflessione profondamente esistenzialista. I personaggi di Zerocalcare non combattono contro un nemico preciso, né contro un grande evento capace di cambiare le loro vite. Combattono contro qualcosa di molto più difficile da nominare: la responsabilità di scegliere chi diventare.


Come nei racconti di Sartre o di Camus, il problema non è trovare una risposta, ma convivere con l'assenza di una risposta definitiva. Non esiste una strada giusta che attende i protagonisti. Esistono soltanto possibilità, rinunce e conseguenze. E proprio questa libertà, invece di apparire liberatoria, diventa spesso una fonte di angoscia.


Zero Calcare e Due Spicci: il Peso Invisibile del Diventare Adulti

Esistere senza istruzioni

La forza di Due spicci sta anche nel raccontare una generazione cresciuta senza mappe. Una generazione che ha ereditato l'idea che tutto fosse possibile e che, proprio per questo, si trova costantemente paralizzata davanti all'infinità delle proprie opzioni.


I personaggi della serie sembrano muoversi in una continua ricerca di significato. Cercano conferme nel lavoro, nelle relazioni, nelle amicizie, nei ricordi. Ma ogni volta scoprono che il senso non si trova già pronto da qualche parte. Va costruito. Ed è forse questa la lezione più esistenzialista di tutta l'opera di Zerocalcare: nonostante la confusione, nonostante la paura e il dubbio, l'unica possibilità è continuare ad andare avanti.


La nostalgia secondo Zerocalcare

C'è una forma di nostalgia molto particolare che attraversa Due spicci. Non è la nostalgia per gli anni Novanta, per i cartoni animati o per i riferimenti pop che da sempre abitano l'universo dell'autore. È la nostalgia per ciò che non siamo riusciti a diventare. Per tutte quelle vite alternative che continuano a esistere nella nostra immaginazione. I personaggi di Zerocalcare hanno sempre avuto paura del futuro. Ma qui, per la prima volta, sembrano avere paura anche del passato. Perché il passato non è più qualcosa da ricordare. È qualcosa con cui fare i conti.


Gli amici come famiglia scelta

Se c'è un tema che collega tutta la trilogia è il valore delle relazioni.

In Due spicci gli amici non sono semplicemente comprimari. Sono il centro stesso del racconto. Le amicizie raccontate da Zerocalcare non sono mai perfette. Sono fatte di incomprensioni, silenzi, errori e compromessi. Eppure restano l'unica vera rete di protezione possibile.


Zero Calcare e Due Spicci: il Peso Invisibile del Diventare Adulti

Quando tutto vacilla, restano loro. Forse è proprio questo il significato più profondo della serie: accettare che crescere non significhi diventare invincibili, ma imparare a condividere il peso delle proprie fragilità.


Il nichilismo secondo Zerocalcare

Se il nostro tempo è attraversato da una forma di nichilismo, Due spicci ne racconta perfettamente le contraddizioni. I personaggi di Zerocalcare vivono in un mondo che sembra aver perso molte delle grandi certezze del passato: il lavoro non garantisce stabilità, il futuro non promette necessariamente un miglioramento e le narrazioni collettive che un tempo orientavano le persone sembrano essersi sgretolate. Rimane una sensazione diffusa di precarietà, come se ogni scelta fosse provvisoria e ogni direzione potesse rivelarsi quella sbagliata.


Eppure il nichilismo di Zerocalcare non è quello della resa. Non è l'idea che nulla abbia valore. Al contrario, è la consapevolezza che il significato non esiste già da qualche parte ad aspettarci. Va costruito ogni giorno attraverso legami, responsabilità e piccoli gesti quotidiani. In un universo che sembra sempre più frammentato, le amicizie, gli affetti e la cura reciproca diventano l'unica forma possibile di resistenza. Se per il nichilismo contemporaneo il rischio è che nulla abbia più senso, Zerocalcare sembra suggerire che il senso non si trova: si crea insieme agli altri.


Come ci parla questa serie

Due spicci arriva in un momento storico in cui siamo continuamente spinti a trasformare la nostra vita in una narrazione di successo. Bisogna essere realizzati.


Produttivi.

Felici.

Sicuri.


Zerocalcare continua invece a raccontare persone che non hanno risolto niente.

Persone che sbagliano. Che rimandano. Che hanno paura. Che spesso non sanno neanche spiegare cosa le stia facendo soffrire. Ed è forse proprio per questo che continuano a sembrarci così vere. Perché Due spicci non parla del fallimento. Parla della dignità dell'imperfezione. Ci ricorda che crescere non significa smettere di sentirsi smarriti. Significa imparare a convivere con quello smarrimento.


E forse accettare che, alla fine, siamo tutti un po' come Zero: persone che cercano continuamente di capire dove stanno andando, mentre il navigatore della vita continua ostinatamente a ricalcolare il percorso.

 
 
 

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