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The Invite: quando il Desiderio entra dalla Porta Accanto

30 set
Tempo di lettura: 7 min

Ci sono coppie che hanno smesso di desiderarsi senza smettere di amarsi.

E forse è proprio questa la cosa più difficile da ammettere.


Perché l'amore non finisce necessariamente quando finiscono i sentimenti. A volte rimane lì, seduto sul divano di casa, mentre due persone continuano a condividere una vita che non sanno più bene come abitare.


The Invite, il nuovo film di Olivia Wilde, parte da una situazione apparentemente semplice: una cena tra vicini. Quattro persone, un appartamento, una bottiglia di vino, qualche piatto da portare in tavola. Poi, lentamente, tutto ciò che sembrava essere sotto controllo comincia a incrinarsi.


Il film è arrivato nelle sale italiane il 16 settembre 2026 ed è diretto e interpretato da Olivia Wilde, accanto a Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton.


Ma chiamarlo semplicemente una commedia sullo scambio di coppia sarebbe quasi un errore. Perché sotto le battute, le provocazioni e l'imbarazzo, The Invite parla di una cosa molto più comune e molto meno spettacolare:

Cosa succede quando cominciamo a chiederci se la persona con cui abbiamo costruito la nostra vita sia ancora la persona che desideriamo?

Due coppie, due modi di stare insieme

Da una parte ci sono Angela e Joe. Lei, interpretata da Olivia Wilde, è nervosa, iperattiva, ossessionata dalla casa che ha appena ristrutturato. Si occupa di ogni dettaglio, sceglie i colori, sistema gli oggetti, prepara la cena, cerca disperatamente di creare l'impressione che tutto sia perfetto.


Lui, Seth Rogen, è l'opposto. Joe è sarcastico, svogliato, stanco. È un insegnante di musica che ha rinunciato, almeno in parte, alle proprie ambizioni artistiche. Tra lui e Angela c'è ancora una vita, ma sembra essersi persa la parte che la rendeva viva. La figlia è fuori casa per una notte e, improvvisamente, rimangono soltanto loro due.

Ed è forse la prima cosa che il film ci fa vedere. Quando non c'è più niente da organizzare, cosa rimane di una coppia?


The Invite: quando il Desiderio entra dalla Porta Accanto

Al piano di sopra vivono invece Piña e Hawk. Penélope Cruz ed Edward Norton sembrano appartenere a un altro universo. Sono sensuali, disinvolti, apparentemente liberi da quelle convenzioni che stanno soffocando i loro vicini. Piña è una terapista sessuale; Hawk è un pompiere. Parlano di sesso con una naturalezza quasi disarmante, mentre Angela e Joe sembrano non sapere più nemmeno come guardarsi.


Sono la coppia che Angela e Joe osservano da lontano. Quella che sentono attraverso il soffitto. Quella che immaginano mentre fanno sesso. Quella che sembra avere esattamente ciò che loro hanno perso. Il desiderio.


Il desiderio dell'altro

Ed è qui che The Invite diventa interessante. Perché Piña e Hawk non sono semplicemente i vicini eccentrici che arrivano a sconvolgere la serata. Sono uno specchio. Angela guarda Piña e vede una donna che sembra libera da tutte le insicurezze che la imprigionano. Joe guarda Hawk e vede un uomo che sembra possedere una sicurezza, una vitalità, una libertà sessuale che lui ha smesso di riconoscere in sé stesso.


E naturalmente funziona anche al contrario. Perché ciò che desideriamo nell'altro non è sempre l'altra persona. A volte desideriamo la versione di noi stessi che immaginiamo di poter diventare accanto a lei. È questo che rende la proposta di Piña e Hawk così destabilizzante. Non perché sia particolarmente scandalosa. Ma perché arriva esattamente nel punto in cui Angela e Joe sono più vulnerabili.


Una commedia costruita sull'imbarazzo

La cosa più divertente del film è che nessuno dei quattro sembra sapere davvero cosa fare. Ed è proprio questo a renderlo così umano. La conversazione continua a oscillare tra il normale e l'assurdo. Una battuta porta a una confessione. Una confessione diventa una provocazione. Una provocazione produce un silenzio. E dentro quei silenzi ci sono quattro persone che cercano disperatamente di capire cosa gli altri stiano pensando.


The Invite è costruito quasi interamente su questo meccanismo. Dire troppo. Pentirsi di averlo detto. Provare a rimediare. Peggiorare tutto. La commedia nasce dal disagio.


The Invite: quando il Desiderio entra dalla Porta Accanto

Non dalla battuta perfetta, ma dal momento immediatamente successivo: quello in cui tutti si chiedono se avrebbero dovuto stare zitti. Il film è infatti quasi interamente confinato nell'appartamento di Angela e Joe e si sviluppa nell'arco di una sola sera. Questa struttura da commedia da camera mette i quattro interpreti al centro di tutto, facendo dipendere il ritmo dalle loro reazioni, dai dialoghi e dalla progressiva escalation della situazione.


E il risultato è sorprendentemente divertente.

Perché più la situazione diventa assurda, più diventa riconoscibile.


L'appartamento come quinto personaggio

La casa non è semplicemente il luogo in cui succede tutto. È la coppia. Olivia Wilde costruisce l'appartamento come uno spazio che riflette Angela e Joe: curato, progettato, pieno di oggetti e dettagli, ma anche freddo, quasi incapace di diventare veramente domestico. La fotografia e la scenografia insistono su tonalità fredde, specchi, porte, stanze e superfici che separano i personaggi invece di unirli.


C'è una stanza da letto ancora da decidere.

Ci sono colori da scegliere.

Ci sono stanze che vengono mostrate agli ospiti.


Ci sono spazi che sembrano appartenere alla coppia e che, in realtà, raccontano quanto quella coppia sia ormai divisa. Persino la casa sembra aspettare che qualcuno decida finalmente cosa vuole diventare. Come Angela. Come Joe. Come il loro matrimonio.


Una sola notte

La scelta di concentrare tutto in una sera è fondamentale. Perché The Invite non ha bisogno di grandi spostamenti. Non deve uscire dall'appartamento. Non deve raccontare settimane o mesi. Gli basta una cena. Una sera è sufficiente per far emergere quello che una coppia può nascondere per anni.


Ed è quasi crudele pensare che Angela e Joe abbiano bisogno di invitare due estranei a casa propria per cominciare finalmente a parlare di sé. A volte abbiamo bisogno di qualcuno che venga da fuori per accorgerci di quanto ci siamo allontanati da dentro.


La tensione sessuale è una forma di verità

Il sesso nel film non è soltanto una provocazione comica. È il linguaggio attraverso cui i quattro personaggi riescono a dire cose che altrimenti non direbbero.


Piña e Hawk parlano apertamente del desiderio. Angela e Joe, invece, sembrano averlo trasformato in un argomento proibito. E così il sesso diventa una specie di detonatore. Non importa tanto se alla fine qualcuno farà qualcosa oppure no La cosa importante è che, per la prima volta, qualcuno li costringe a chiedersi se si desiderano ancora.


Ed è una domanda molto più pericolosa di qualsiasi proposta. Perché puoi rifiutare un'altra persona. È molto più difficile rispondere alla domanda: “Perché non desidero più quella che ho sposato?”


Quattro attori che giocano a farsi male

Il film vive soprattutto dell'interazione tra i quattro interpreti. Olivia Wilde costruisce Angela come un personaggio continuamente sul punto di esplodere: ansiosa, brillante, frustrata, desiderosa di sentirsi ancora viva. Seth Rogen sfrutta il proprio registro comico ma lo porta dentro un personaggio più spento, sarcastico e passivo, la cui ironia diventa spesso una forma di difesa.


Penélope Cruz, invece, entra nella stanza con una presenza completamente diversa. Piña non ha bisogno di dimostrare di essere sicura di sé: sembra esserlo semplicemente. Edward Norton è forse il più difficile da decifrare. Hawk possiede una leggerezza che nasconde qualcosa di più profondo e doloroso. Il suo personaggio sembra aver scelto il piacere dopo aver conosciuto la sofferenza.


The Invite: quando il Desiderio entra dalla Porta Accanto

E questa differenza tra i quattro è ciò che permette al film di non trasformarsi in una semplice commedia erotica. Perché ognuno desidera qualcosa che l'altro sembra avere.


Il vero scambio di coppia

A prima vista, The Invite sembra parlare di uno scambio. Ma quello che si scambiano davvero i personaggi sono possibilità. Angela vede in Piña una possibilità di libertà.

Joe vede in Hawk una possibilità di vitalità. Piña e Hawk vedono negli altri due qualcosa che forse anche loro hanno perso.


E allora il film ci suggerisce una cosa piuttosto amara: non siamo sempre attratti dalle persone. A volte siamo attratti dalle vite che immaginiamo possano esistere attraverso di loro. Il vicino del piano di sopra diventa così la porta verso una versione alternativa di sé. Quella che non abbiamo scelto. Quella che forse avremmo potuto essere.


E poi arriva il dolceamaro

È qui che The Invite sorprende. Perché dopo aver riso dell'imbarazzo, dopo aver assistito alle provocazioni, ai litigi e alla tensione sessuale, rimane qualcosa di molto meno rumoroso. Una sensazione strana. Quasi malinconica.


Perché sotto tutto quel caos ci sono quattro persone che stanno cercando di capire se hanno ancora qualcosa da salvare. E la risposta non è semplice.


Il film non sostiene che esista una formula universale per mantenere vivo un matrimonio. Piuttosto suggerisce che una relazione di lunga durata richiede continuamente di essere reinventata, e che l'amore, da solo, non esaurisce tutto ciò che serve per stare insieme. Forse è proprio per questo che fa sorridere e, qualche minuto dopo, lascia una specie di vuoto.


Perché ci siamo divertiti a guardare il disastro degli altri.

Poi ci rendiamo conto che non è così lontano da noi.


The Invite: quando il Desiderio entra dalla Porta Accanto

Quando smettiamo di guardarci

C'è qualcosa di profondamente contemporaneo nella coppia di Angela e Joe. Non sono due persone che non si amano. Sono due persone che hanno smesso di guardarsi. E questa è forse una delle forme più silenziose della fine.


Non quando odi qualcuno.

Non quando te ne vai.

Ma quando continui a vivere accanto a quella persona senza essere più curioso di sapere chi sia diventata.


L'arrivo di Piña e Hawk rompe questo equilibrio. Li costringe a vedersi attraverso lo sguardo di qualcun altro. A chiedersi se sono ancora desiderabili.


Se sono ancora interessanti.

Se sono ancora capaci di sorprendersi.

Se c'è ancora qualcosa da scoprire.


La casa torna a essere una casa

Alla fine, ciò che resta non è tanto la fantasia dello scambio. È la possibilità di tornare a casa e guardare quella persona che hai accanto in maniera diversa.


Forse non esiste un modo per tornare esattamente all'inizio.

Forse il desiderio cambia.

Forse l'amore cambia.

Forse cambiamo noi.


E The Invite non sembra volerci convincere che una coppia debba necessariamente restare insieme, né che basti una notte assurda per risolvere anni di distanza.


Ci lascia piuttosto con una domanda molto più difficile: quanto siamo disposti a conoscere di nuovo qualcuno che pensavamo di conoscere già?


Perché forse l'amore adulto non consiste nel continuare a essere le stesse persone che si sono innamorate. Consiste nel avere ancora voglia di incontrarsi, ogni tanto, come se non ci si conoscesse affatto. E allora The Invite finisce, la porta dell'appartamento si chiude, la serata è finita.


The Invite: quando il Desiderio entra dalla Porta Accanto

Ma rimane quella strana sensazione dolceamara. Quella che arriva quando abbiamo riso molto di qualcosa che, in fondo, ci faceva anche un po' paura. Perché forse il vero invito non era quello a cena. Era un invito a guardarsi ancora. E a chiedersi se, sotto tutto quello che abbiamo costruito, ci sia ancora qualcosa che desideriamo.

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