Sirāt, attualmente disponibile su MUBI e diretto da Oliver Laxe, non è un film. È un’esperienza. Uno sciame di immagini, suoni e sensazioni che non si limita a raccontare una storia, ma la fa sentire nel corpo dello spettatore, nella sua percezione stessa del mondo e del tempo.
Cime Tempestose ci è piaciuto. E sì, non abbiamo letto il romanzo di Emily Brontë. Forse dovremmo. Forse no. Perché a volte è necessario imparare a guardare un film come un organismo autonomo, lasciarlo esistere nel proprio tempo, senza chiedergli continuamente conto di una fedeltà che non ha mai promesso.
Ci sono film che parlano del lutto, e poi c’è Hamnet, un’opera che sembra bussare direttamente alla coscienza emotiva dello spettatore con la delicatezza di un sussurro e la forza di un grido. La morte di un figlio non è solo un evento: è un vuoto che risuona attraverso le generazioni, un’assenza che diventa presenza nei gesti, nelle case, negli sguardi silenziosi dei sopravvissuti.
Sentimental Value, diretto con raffinata profondità da Joachim Trier, è un film che non si accontenta di raccontare una storia: crea uno spazio emotivo vivente. Qui la famiglia non è un set neutro, ma un organismo pulsante in cui passato e presente si intrecciano in modi tanto visibili quanto impercettibili.