Ultimo tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci segna una definitiva svolta nella percezione della sessualità cinematografica. Nel clima cupo degli anni ’70, il crudo realismo delle compiacenze erotiche delle immagini cinematografiche si scontra con la visione di un’Italia pudica, moralista e democristiana, incapace di cogliere l’autentico dramma dell’istinto di un film, come lo ha definito Moravia, «non di eventi, bensì di situazioni simboliche e ideologiche».
A differenza di altre attrici della sua generazione, Claudia non aveva la recitazione come artificio tecnico, non lavorava di costruzione intellettuale: era corpo, voce, respiro, gesto. La sua recitazione nasceva dall’essere, non dal voler apparire.
25 set 2025Tempo di lettura: 4 min
La condanna (s)velata della censura in Italia: l'opacità del reale
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