Quello che rende Nino davvero potente è la sua umanità. Non è solo un film su una diagnosi medica: è un’opera sull’accettazione, sulla solitudine, sul silenzio, sulla difficoltà di riconoscere il dolore.
Il cinema coreano nasce agli inizi del Novecento, in un contesto storico segnato da tensioni e dominazioni. Le prime proiezioni risalgono agli anni Venti, quando la Corea vive ancora sotto il controllo coloniale giapponese.
Il film non parla di guerra, ma della paura della guerra — e questo lo rende, almeno in teoria, più interessante di un classico thriller politico. Il nemico non ha volto né nome; il missile che minaccia la nazione è anonimo, impossibile da identificare. Non c’è un “altro” contro cui reagire: c’è solo un sistema di potere che si guarda allo specchio e non riconosce più la propria immagine.